Gahnya e Numbers

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Gahnya e Numbers

Messaggioda alkir » mer ago 28, 2013 6:30 pm

Pubblichiamo con vero piacere il finale di Numbers e Gahnya, in arte Gian e Alice.
Il racconto è scritto di loro pugno ed è ambientato qualche settimana prima dello sbarco su Mondo1 delle Squadre Speciali



“Stai attenta, giù!”
Le si butta addosso per proteggerla senza esitare un attimo. Con tutto lo slancio di cui è capace, ma nel momento stesso in cui lei lo sente arrivare e travolgerla, capisce che c’è qualcosa di sbagliato. Più sbagliato di tutto quello che è già sbagliato.
Strano, pensa Gahnya, mi hanno sempre detto che quando muori ti passa davanti tutta la vita. Forse è ancora presto. Riesce a finire di chiudere la pesante porta anti-scasso mentre ancora sta cadendo, ma appena toccata terra si tira su e volta Numbers sulla schiena.
Il vuoto. Bianco. Troppi anni passati a fare il medico, pochi ma comunque troppo lunghi anni passati al seguito di quella squadra di assassini, per non capire al volo che non va per niente bene. Una frazione di secondo prima di mettersi a tamponare il sangue con le mani. Non ha nemmeno il tempo di aprire la sua inseparabile borsa. Ma non basta. Gahnya urla e urla ancora il suo nome, ma lui non risponde. Non sente dolore, paura, non sente niente, è solo bianco.
Passa anche il nono minuto, quando la possibilità di successo nel recupero di un paziente a cui ha smesso di battere il cuore precipita prima al 10%, poi allo zero. C’è sangue dappertutto. Gahnya non si sente più le braccia, a furia di provare con il massaggio cardiaco. Completamente inutile. Appoggia quella che è stata una delle menti più brillanti della galassia, poi la vittima dei suoi stessi esperimenti, poi un soldato con una passione incontrollata per gli esplosivi, poi l’unico amore della sua vita, con la schiena sul bancone di metallo contro cui si accascia anche lei.
I colpi alla porta continuano veloci e ritimici, probabilmente stanno usando un martelletto ad ultrasuoni. Gahnya rimane per mezzo minuto a fissare il vuoto, poi si riscuote. Sa benissimo che è solo questione di tempo prima che sfondino la porta e la ammazzino lì sul posto. Giustizia sommaria. Non si scappa dai commandos Corporativi, soprattutto non quando tu sei un semplice ed inutile medico e invece il tuo compagno è Numbers. O Charlie Eppes.
Chissà se i suoi compagni di squadra li pensano mai. Forse è questo il momento in cui ti passa davanti tutta la vita. Gahnya inizia a piangere. La sua infanzia su Grigna, e la scuola medica. Ormai le lacrime le offuscano la vista. Il suo arrivo al distaccamento della Federazione, e quell’integrazione difficilissima e mai avvenuta del tutto. Quelli che avrebbero dovuto essere avversari, ed invece sono stati compagni: la tredicesima, con tutta la sua folle vitalità, e lo sfortunatissimo popolo. Quelli che ha chiamato amici...Qael... Xain...Kenna.
“Sono sicura che se la stanno cavando benissimo anche senza di noi, sai, Numbers? Non dobbiamo preoccuparci”...la sua voce è rotta dai singhiozzi, mentre abbraccia il cadavere che si stà già raffreddando di fianco a lei...”e per quanto riguarda gli altri, quelli che avrebbero dovuto essere i nostri compagni, amici, colleghi...non per la loro crudeltà, nè per la loro indifferenza, ma per quello che ti hanno fatto, per quello che ci hanno fatto e per tutto quello che ci hanno portato via...che siano maledetti per sempre. In particolare quei due..l’uomo dagli occhi di ghiaccio con il cuore ancora più freddo di quello del suo droide... ed il morto che cammina. Che siate maledetti per sempre.”
La sua mano si chiude su quella di Numbers che stringe ancora il detonatore.
L’esplosione è fatale ai commandos infiltrati nel rifugio artico, ma il resto della popolazione del pianeta non la avverte. Avverte invece i lenti ma inarrestabili cambiamenti climatici scatenati dalla rottura del pak e dalla fuoriuscita in superficie di acqua geotermica bollente. Dopo 150 anni il pianeta è un deserto, e tutti gli abitanti l’hanno abbandonato da tempo.
Passano gli anni, ed un pianetino del bordo, morto per di più, non riveste interesse per nessuno, o quasi. E quando dopo tanto, tanto tempo un ricco turista si affaccia ai finestroni dell’astronave da crociera, e chiama il nostromo per sapere cosa sia quella specie di pallina dorata che si vede distante sullo sfondo, si sente rispondere “Siamo sicuri solo che sia un pianeta morto. Lo chiamano ‘il pianeta degli amanti segnati dalle stelle’. Non so altro, signore.”

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