Novità

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Messaggioda Quienar » dom mag 21, 2017 3:13 pm

Vedo mio padre di spalle, vestito con la sua solita tunica, a fissare il solito panorama.
Ho già visto questa scena…tante volte.
“Papà!” esordisco rompendo il silenzio.
Lui si gira e rimane a guardarmi senza manifestare emozioni…come tutte le altre volte
Stavolta, però, invece di avvicinarmi rimango fermo.
“Lieto di rivederti” gli dico sorridendo, ma lui non risponde.
“Non verrò più a cercarti…ho scelto la mia strada” affermo mentre con un dito traccio una strada di luce davanti a me “Se la Forza vorrà che le nostre strade si rincontrino, così sarà…altrimenti, ci rivedremo in essa”
Inizio a camminare sulla scia luminosa che ho tracciato, lui sorride e fa un cenno con la testa, prima di avviarsi anche lui su una strada di luce addentrandosi nel suo panorama, mentre io proseguo sulla mia strada verso le stelle.

La sveglia silenziosa fa vibrare il mio orologio da polso riportandomi alla realtà.
Rimango a fissare il soffitto sconosciuto macchiato da uno strano segno di bruciatura e invece di chiedermi che cosa potrebbe averlo provocato, mi rendo conto che recentemente ho ricominciato a dormire bene a prescindere dalla quantità di alcol che potessi avere in corpo…come se fossi riuscito a guadagnarmi un pezzo di serenità a lungo desiderato.
Sorrido volgendo il mio sguardo alla figura ancora addormentata accoccolata al mio braccio e penso che in passato mi era difficilmente capitato di svegliarmi accanto ad una ragazza…di solito io mi dileguavo, o lei si dileguava, durante la notte e…il risveglio era sempre solitario.
È una piacevole novità…
“Ah!” impreco sottovoce mentre cerco di alzarmi.
Istintivamente porto la mano destra sulle costole appena sopra il fegato…devo avere un paio di costole incrinate.
“Ehi, è ora di alzarsi” le dico sottovoce avvicinandomi a lei.
La risposta è un miscuglio di imprecazioni varie sul rancor che sono, su mia madre e sull’universo in fiamme senza il caffè.
Forse era meglio svegliarsi da solo, in fondo…

Guardare lo spettacolo delle stelle quando una nave viaggia nell’iperspazio è ipnotico per me.
Posso rimanere ore appoggiato all’oblò a bere un caffè bollente e pensare al passato…o al futuro…
“Questa è una novità”
Mi giro e la vedo sulla soglia della porta con i capelli scompigliati e avvolta soltanto con il lenzuolo.
“Oh…ti sei svegliata…buongiorno!” le sorrido.
“Mmmm...hai preparato il caffè...è stato il profumo a svegliarmi…”
Mi giro verso di lei mentre si avvicina e…
“Grazie!” mi dice sorridendo e rubandomi la tazza di caffè.
“Prego…” rispondo divertito mentre lei con un sorso ne beve metà
“In ogni caso…non vedo dove sia la novità” indicando con un cenno della testa l’oblò della nave “vediamo questo spettacolo da almeno una settimana”
“Non intendevo quello…” mentre continua tranquilla a sorseggiare dalla mia tazza.
“E a cosa ti riferivi?” le chiedo incuriosito.
“A te…” finisce il restante caffè con un solo sorso e rimane a fissare la tazza “Alla tua espressione”
“Hahaha e cioè?” chiedo sorridendo.
“Ecco, appunto!” sbattendo la tazza sul tavolo “Siamo tutti abituati a vederti sempre sorridere…il tuo vecchio soprannome era ‘Happy’, giusto?…eppure dentro non sei così, non sempre. Hai un intero magma di pensieri e parole eppure non le esprimi, mai!”
Cerco di formulare una risposta…ma non mi viene in mente nulla.
“Quanti hanno visto la tua espressione veramente preoccupata? Quanti?” incalza, come il suo solito.
“Non…non lo so…” ammetto distogliendo lo sguardo e voltandomi nuovamente verso l’oblò.
Lei si avvicina e di colpo mi prende per il bavero e mi sbatte contro la paratia, facendomi vedere le stelle a causa delle costole incrinate.
“La vuoi smettere di fare così?! Di tenerti tutto dentro?” esclama con veemenza.
Rimango a fissare a lungo quegli occhi determinati.
“Hai ragione…scusami…è che io...” non termino la frase.
Lei sospira e sbuffa via un ciuffo ribelle dalla fronte.
“Con me puoi parlare se vuoi…” la sua voce si ammorbidisce “a patto che tu lo faccia dopo il secondo caffè!” sorride.
Accenno un sorriso al suo tentativo di sdrammatizzare, ma so che ha colto nel segno. Resto così assorto in ciò che mi ha detto che quasi non mi accorgo quando mi si avvicina di nuovo.
“Sei uno zuccone, Theodore Nyquist! Preferisci persino tenerti il dolore alle costole piuttosto che ammettere di aver bisogno di qualcuno al tuo fianco che ti porga un cerotto di bacta”
“Ah!” il tocco improvviso del cerotto gelato sulla pelle mi fa trasalire facendomi scorgere il suo sguardo malizioso, che come sempre mi coglie impreparato.
“Non sei più da solo, ricordatelo!” mi dice avvolgendo il lenzuolo intorno ad entrambi
Chiudo gli occhi e le stelle che corrono veloci nell’azzurro dell’iperspazio fuori dall’oblò lasciano il posto al bianco tepore di quell’abbraccio.

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Xain Donobar - Il padawan cuoco di Nar Shaddaa
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