Ritorno su Ansion

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Ritorno su Ansion

Messaggioda Arnak » sab giu 03, 2017 12:35 pm

Stiamo partendo con una settimana di ritardo rispetto a quanto pianificato. Fortunatamente lo Hieeratus non ha assegnato la nave ad altri, quindi possiamo ancora sfruttarla. Inoltre in questo tempo ho potuto leggermi per bene la documentazione della nave, cosa che Sberla non ha intenzione di fare perché lui “va ad istinto”, per citare le sue parole. Beh, credo che andare a istinto su una nuova nave sia da incoscienti. Cosa succederebbe se ci fosse bisogno dei gusci di salvataggio e questi non fossero standard? Succederebbe che si sprecherebbe del tempo prezioso per inizializzarli e lanciarli. Ma a quanto pare Sberla è quasi il campione di una famosa corsa spaziale e quindi si sente abbastanza figo per non leggere i manuali. Sarà stato per questo che è “quasi” il campione?
Va bene, lo ammetto: sono risentito perché la prima parte del viaggio la sta pilotando lui nonostante io mi sia fatto il mazzo di leggermi tutto il manuale. Al momento sono nell’area cargo, seduto a gambe incrociate in mezzo alla stanza mentre cerco di meditare. Purtroppo il treno di pensieri che mi frulla in testa me lo impedisce.
Concentrazione! Il maestro Shan dice sempre che devo liberare la mente per riuscire a percepire la Forza e a farla fluire dentro di me e credo che dovrei ascoltarlo altrimenti che senso avrebbe avere un maestro?
Lentamente riempio i polmoni d’aria e con altrettanta lentezza li svuoto. Ripeto l’operazione varie volte finché il ritmo della respirazione mi isola dalla parte inutile dei miei pensieri. Attorno a me sento la presenza di due vite, Sberla e Passepartout ovviamente, ma poi la mia percezione si spinge oltre e inizio a sentire le pulsanti vite delle stelle che sfrecciano accanto a noi fuori dal tunnel iperspaziale. Ancora più in là ci sono pianeti che brulicano di vita: piante, animali e persone vivono quasi sempre in equilibrio l’uno con gli altri e poi ci sono i buchi neri: non intendo le stelle morenti, ma quelle macchie di disperazione, paura, morte e distruzione che negli ultimi tempi sento aumentare intorno a me.
In questo istante le sento crescere molto velocemente, sono migliaia e sono vicinissime. Sono arrabbiate, rassegnate e assetate di vendetta e le sento digrignare i denti fino a quando un suono acuto mi penetra i timpani, come un allarme che mi riporta alla realtà. La nave subisce un lieve sussulto.
«Tral, dammi il cambio» dice Sberla entrando nella stanza.
Siamo usciti dall’iperspazio e fuori dagli oblò di prua, poco lontano, una massa di asteroidi schizza da tutte le parti illuminata dal sole giallo di quel sistema. So bene però che le traiettorie delle roccie non sono casuali, tutti i corpi hanno una massa e tutte le masse hanno un’attrazione gravitazionale. Questi pezzi di pietra non sono da meno e in più sono ancora spinti dall’inerzia dell’esplosione che circa tre anni fa li ha generati.
Quell’ammasso di roccie impazzite non è altro che il ricordo di Ansion. Lo spettacolo mi fa un certo effetto, dopotutto è qui che è iniziato tutto per me: le missioni con le squadre speciali, la scoperta di essere sensibile alla Forza e la conoscenza di una persona che era destinata a lasciare un segno. Sento il cuore battermi all’impazzata nel petto, e sono inconsciamente paralizzato all’ingresso della cabina di pilotaggio.
«Hai intenzione di metterti ai comandi oppure continui a guardare il panorama? Se vuoi faccio i popcorn.» Alzo gli occhi verso il soffitto sentendo Passepartout usare il solito tono da grand’uomo. È davvero dissacrante.
Finita il viale dei ricordi mi accomodo al posto del pilota e mi allaccio le cinture.
«Chi non può allacciarsi le cinture si tenga a qualcosa, perché, gravità artificiale o no, balleremo un bel po’» avverto i miei compagni.
I motori subluce sono al minimo e il navi-computer ci sta portando direttamente al centro del campo di asteroidi. Con il sollevamento di due levette il pilota automatico è disattivato, poi prendo in mano la cloche e spingo la leva dei reattori. Il carburante brucia velocemente e dà potenza ai motori facendo aumentare di velocità la nave e portandola verso l’obiettivo.
«Sberla, se sento che hai bisogno di aiuto mollo tutto e ti raggiungo ovunque tu sia.»
«No grazie, so gestire da solo la mia testa.»
«E allora io che ca##o ci faccio qui?» sputa l’idraulico strappandomi una risata.
Ecco le prime pietruzze avvolgere la nostra nave. Non è utile schivarle, ci penseranno gli scudi a evitare i piccoli danni che causerebbero. Io intanto guardo i massi grossi più avanti e prendo un profondo respiro.
Non è niente che non abbia già fatto, sono entrato mille volte nei campi di detriti lasciati dalle grandi battaglie spaziali per recuperare quei pezzi che potevano essere riutilizzati e/o rivenduti. Mio padre mi portava spesso in quelle missioni di sciacallaggio e mi lasciava sempre il comando della Pulsar. Anche ai tempi venivo aiutato dalla Forza a percepire i pericoli, solo che questo succedeva senza che ne fossi cosciente. Oggi mi ci impegnerò, il che vuol dire che mi verrà peggio.
Devo rimanere ottimista, alla fine il mercantile di mio padre era molto meno manovrabile di questo gioiellino. Il Baluardo ha davvero delle risorse di altissima qualità e mi dispiace averlo abbandonato per iniziare l’addestramento Jedi, ma so che la causa è giusta e va perseguita. Quello che mi riempie di sensi di colpa è aver abbandonato la ricerca di mio padre. Non so nemmeno se è vivo o se, peggio, è schiavo degli Hutt. Quello che so è che non avrebbe senso trovarlo e liberarlo in una galassia governata dai Sith. Devo quindi aspettare la fine di tutta questa storia del Nuovo Ordine Galattico.
Eccoci al limitare del grosso ammasso di asteroidi. Tiro la leva dei propulsori verso di me, ma non troppo. La velocità deve essere regolata al dettaglio: troppo veloce e ti schianti ancora prima di accorgertene, troppo lenta e schivare in tempo diventa impossibile. Regolati i motori mi dedico al navi-computer: inserisco un loop di calcoli per le vie di fuga: non appena Sberla avrà finito dovrò essere pronto a posizionare il muso della nave nella giusta direzione per poi spingere la leva della velocità luce. In questo modo staremo nel mezzo del pericolo per il minor tempo possibile.
Sberla è già in una profonda trance. Lo sento gemere per il dolore e capisco benissimo cosa sta provando: è la stessa sensazione che ho provato io prima, ma decuplicata. Non lo invidio per niente.
Io intanto sento arrivare qualcosa di grosso a dritta e calcolo velocemente la manovra. Butto il muso della nave verso il basso lasciando che l’asteroide mi passi sopra ed evitando di sbattere contro quelli che avevo in fianco. Punto verso un’altra grande roccia a forma di ciambella, dentro al suo tunnel centrale la probabilità di entrare in collisione sarà molto ridotta. Quanto vorrei avere un droide che mi fa i calcoli delle probabilità!
Finalmente arrivo davanti al ciambellone e grazie all’aiuto dei propulsori d’attracco riesco a infilarmi nel grosso buco con un movimento aggraziato. Dentro lo spettacolo è mozzafiato: le pareti del tunnel luccicano come quarzo e sembra quasi di essere entrati in una nuova regione di spazio dove si vedono distanti migliaia di stelle sconosciute. Decido di soffermarmi qui dentro per un po’, non dovremmo essere disturbati. Certo, mi farebbero comodo dei sensori a lungo raggio per capire cosa succede fuori dal tunnel, ma purtroppo non è una navetta a scopo scientifico e quindi non ne è provvista.
Sento Sberla gridare nell’area cargo e d’istinto mi drizzo sul sedile.
«Passepartout, com’è la situazione lì?» chiedo.
«Ne so quanto te. Tu pensa a guidare.»
Quando risponde così sarebbe da prendere a schiaffi, ma poi mi farei male alle mani quindi meglio evitare. Mentre mi volto di nuovo verso i comandi la nave sbatte contro la parete rocciosa a babordo. Temo che il grosso masso dentro al quale stiamo sostando sia stato colpito da qualcosa e abbia cambiato la sua rotta. Sgrano gli occhi quando noto una grossa crepa allargarsi sopra di noi.
Le mie mani volano sulla console e i propulsori sono alla massima potenza in un attimo. La nave si sposta proprio mentre un grosso masso cade esattamente nel punto che occupavamo prima. Sudo freddo mentre percorro il tunnel a tutta velocità senza avere la minima idea di cosa troverò dall’altra parte. Potrebbe esserci uno spazio libero oppure un agglomerato di asteroidi impossibile da evitare. Spero in una via di mezzo, sinceramente.
Usciamo dalla roccia ad una velocità impressionante, come se fossimo stati starnutiti da un’enorme narice, e troviamo subito davanti a noi un ostacolo. Agisco d’istinto e porto la cloche verso di me. Il muso della navetta è parallelo all’ostacolo in un attimo, ma i reattori non hanno ancora fatto a tempo a correggere la direzione del vettore velocità e, nonostante i propulsori d’attracco ventrali siano al massimo, la pancia della nave sbatte contro la roccia facendoci sobbalzare.
Sento Passepartout imprecare, ma sento anche la voce di Sberla. È sveglio!
Controllo il computer di navigazione e il valore di Rotta Vera suggerito per il lancio. Faccio la gimcana attorno a qualche asteroide per trovare una linea retta libera da ostacoli. Eccola!
«Pronti al salto!» dico mentre già sto tirando verso di me la leva della velocità luce.
«SALTO!»
Imposto le coordinate per riportare la nave al Baluardo, mi sgancio dal sedile e vado nell’area cargo. Sberla è sdraiato a terra, ha il fiato corto, ma sta sorridendo. In mano stringe un cristallo traslucido e sembra che nulla potrebbe fargli perdere la presa.
Non oso immaginare di cosa sia impregnato quell’oggetto, e sono sicuro di non volerlo scoprire. Sono solo curioso di sapere se esisterà anche per me un cristallo e se mai riuscirò a sentire il suo richiamo.
Temo che per scoprirlo dovrò continuare a viaggiare sul sentiero che la Forza mi sta mostrando poco alla volta.
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