Giorno 8. Mese Undicesimo. Anno 137 ABY.

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Giorno 8. Mese Undicesimo. Anno 137 ABY.

Messaggioda Xandil » mer nov 08, 2017 1:17 pm

Giorno 8. Mese Undicesimo. Anno 137 ABY.

"Juhno...siamo stati agganciati!"
"Siamo...cosa?!"
"Sì, una nave è appena uscita dall'iperspazio...è la Silens! Il Capitano chiede se necessitiamo assistenza e di salire a bordo, vuole parlare con te."
"Uhm...ha detto parlare?! Non picchiare?! Non mi piace. Link, tieniti pronta a partire, vado a sentire cosa vuole."
Il portellone si aprì con un pesante sbuffo. Sulla soglia apparve l'echani appoggiata al suo elettrobastone dai riflessi azzurrati: il respiro era pesante e regolare, scandito dall'innesto ancora provvisorio; i capelli erano raccolti in una lunghissima treccia candida; l'unico occhio ancora bianco sembrava leggermente appannato da un'infinita stanchezza, nonostante lo sguardo fosse come sempre fermo e risoluto.
"A cosa dobbiamo la gradita sorpresa Venerabile?!"
Aleca si fermò sulla soglia a studiare il volto del suo interlocutore: le rughe e il rossore attorno agli occhi furono come una conferma di ciò che fino a quel momento pensava essere solo un ennesimo teatrino di Khamo.
"Sono qui per porgerti le mie condoglianze Juhno Dwintu"
"Le tue...cosa?!!"
"E' da qualche tempo che pensavo di...parlare a Khamo, di dirgli quanto irresponsabile, cafone, esageratamente egocentrico sia sempre stato: i suoi modi, anzi, i vostri modi, sono sempre stati teatrali, irriverenti, perlopiù irrispettosi e irritanti e....fristak solo a pensarci avrei voglia di sferrare un pugno sul naso ad entrambi...."
"E queste sarebbero le tue condoglianze!?"
"Tuttavia.....avete dimostrato più di una volta in questi 50 anni che tutto ciò che fate lo fate per la Galassia...per dei valori che in un modo del tutto fuori dai miei schemi coincidono con i miei e con tutti quelli di coloro che si battono per mantenere la Galassia libera e...nella luce. Per questo....volevo dirgli...dirvi...grazie."
Juhno rimase così stupito da accorgersi con mezzo secondo di ritardo che l'echani aveva estratto una piccola vibrolama dal fodero nascosto nello stivale.
In maniera istintiva e fulminea le puntò il blaster esattamente al centro degli occhi.
Lei sorrise appena.
"E' da anni che dovevo saldare con Khamo un vecchio conto"
Così dicendo recise di netto i suoi capelli alla base della treccia che porse in direzione di Jhuno.
"All'epoca, sull'Arca, non potevo accettare una sconfitta, soprattutto non da Khamo, per quanto stracolmo di innesti e chissà quali altre diavolerie avesse addosso. Il risultato comunque non cambia: è l'unico ad avermi battuta in un incontro corpo a corpo durante un attacco. Ti chiedo di adagiare questa treccia sul memoriale, o la tomba, o la statua d'oro alta 10 metri che deciderai di fare in sua memoria. Avrei dovuto esprimergli prima il mio rispetto per il guerriero che era, e che è sempre stato."
Juhno cambiò espressione, tramutandolo il suo sguardo con una fierezza che Aleca non gli aveva mai visto prima. Poi prese la treccia senza proferire parola e la legò alla cintura.
"E' tutto. Addio Juhno Dwintu."

Il portellone si richiuse dietro le spalle dell'echani con lo stesso pesante sbuffo con il quale si era aperto, dividendo nuovamente, dopo una breve vicinanza, due persone e due mondi da sempre infinitamente distanti.

Solar Ray e Silens in viaggio da qualche parte della Galassia.
"Io sono tua madre!"
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