FINALE DI CAMPAGNA - Aleca Gimil

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FINALE DI CAMPAGNA - Aleca Gimil

Messaggioda Xandil » gio mar 01, 2018 11:01 am

"Ho percorso con te almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le guerre, gli allenamenti,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho percorso milioni di scale
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho percorse perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto differenti e fatte di ghiaccio,
erano le tue."

Finisco di scrivere e mi rimetto in marcia. La salita verso la vetta è ancora lunga e irta di pericoli e non credo sia più stata percorsa da quando Rishi cadde nelle mani del NOG. Mille volti si affollano nella mia mente: Skywirm che mi sorride poco prima di cadere per la Federazione; Calipso, fedele compagno con il quale mi ero ripromessa di compiere questo pellegrinaggio; mia sorella Arica, morta su queste alture per proteggere il nostro pianeta sino all'ultimo; la mia adorata figlia Aleena, audace e coraggiosa che la guerra se l'è portata via troppo alla svelta; e Aliik con il quale ci eravamo in qualche modo adottati a vicenda per soddisfare il mio essere comunque madre e il suo bisogno di qualcuno che lo descrivesse per ciò che era,un baluardo.
Sono volti legati ad un passato ormai tanto, troppo lontano.

Percorro un tratto di roccia priva di scalini, i muscoli si flettono nello sforzo dell'arrampicata, il vento sferza risoluto e leggero la pelle ormai irrimediabilmente invecchiata.

Mi sembra sia passata un'eternità anche da quando è caduta l'ultima StarForge, primo piccolo ma importante traguardo di questa resistenza impossibile e disperata alimentata solo dalla risolutezza e dai sogni.
Mesi (o forse anni?) di combattimenti estenutanti, perché è facile definirsi i più bravi in una palestra di addestramento, ma sul campo di battaglia solo i migliori sopravvivono, e spesso nemmeno loro se la fortuna decide di guardare altrove.
Blaster, vibrolame e sangue. Sempre noi: Mandalore al centro, io e Cyric alla sua destra, il Capo degli Dxuni alla sua sinistra. I biologici, tutti i biologici, vivono di simboli. Noi siamo la battaglia, noi siamo la resistenza, noi siamo il cambiamento in essere: mandaloriani ed echani, discepolo e allievo, clan distanti tornati a riunirsi, vecchi nemici divenuti compagni a suon di cazzotti e battaglie.

Il sentiero riprende meno impervio e posso finalmente sedermi su una roccia e ricaricare le energie consumando l'insipida razione che funge da pranzo. Osservo due formiche litigarsi una briciola caduta fra i pochi fili d'erba: buffo come per loro i macro eventi della Galassia siano così privi di significato. Per noi invece erano tutto. Per noi erano il nostro quotidiano. Combattendo una guerra il tempo vola in fretta. Non poteva durare. Non doveva. Tutto stava per cambiare, di nuovo.

La sabbia della spiaggia su quel pianeta isolato e neutrale era finissima; l'aria calda, immobile. Stavolta erano presenti proprio tutti: i rappresentanti di ogni clan mandaloriano, e, in lontananza, gli Spettri, la matriarca Amena e il nostro maestro di spada, ultimi guerrieri del nostro popolo morente.
"Ormai è pronto. Ormai sono stanco. Dichiaro una tregua alla crociata con il solo scopo che mi sfidino o che mi strappino il titolo".
Cyric li vinse tutti, uno ad uno, e sfidò Ice.
Fragore, pugni e una vibrolama nel torace: poi solo la sabbia tinta di rosso.
I clan inneggiano al loro nuovo campione.
Il mio sguardo resta vuoto mentre mettono il corpo nella cassa austera che lo accompagnerà nel suo ultimo viaggio.

Una pesante lacrima bagna i pantaloni del kimono in cotone grigio e nero, colori dell'esilio e del lutto.
So che cosa sto cercando, cosa spero di trovare una volta arrivata in cima. Qualcosa che allevi tutto l'infinito dolore di questi lunghi anni.
Qualcosa di vero ed intatto come la neve che cade silenziosa e riempie di bianco queste vette: auspico solo un po' di pace, di silenzio per la mia anima ormai spossata.
Riprendo il cammino, passo dopo passo, scalino dopo scalino.
Muschi e licheni cedono il passo alla nuda roccia interamente ricoperta da soffici strati di neve immacolata.
Sono immensamente stanca. Di tutto. Ma una guerriera sa che non esiste dolore abbastanza grande da impedirle di combattere.
Mancano poche centinaia di metri quando poco sopra di me in lontananza vedo la fine del percorso.

Una figura a torso nudo avvolta solo da un kimono bianco attende sorridendo in piedi in mezzo al sentiero, i lunghi capelli castani si inondano di riflessi dorati e quasi bianchi quando il vento spazza via alcune nuvole lasciando risplendere alta la luce del sole.
"Ti stavo aspettando"
"Lo so, dannato mandaloriano."
Svelta mi avvicino e gli sferro il primo attacco. Poi il secondo, il terzo.
Lottiamo come non facevamo da anni. I kimoni, insolitamente invertiti nei colori, iniziano a danzare leggeri. Non credo di avergli mai sferrato tanti pugni, tanta rabbia e tanto dolore addosso.
"Sapevi che era una messa in scena. Era il prezzo della mia libertà."
"Un prezzo che dovresti pagare tu, non io"
Lascio che la mia mente scivoli via: pugno, parata, schivo, calcio.
"Aleca, niente più titoli, gradi né doveri. Quella vita è finita. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo e potevamo per i nostri popoli e per la Federazione. Ora siamo liberi. Tu sei libera di essere ciò che desideri".
"Questa non è la mia scelta, è la tua."
Come a fare da specchio a ciò che ci sta accadendo, la neve sotto i miei piedi da soffice e sicura diventa rada e rivela sotto di sé l'insidioso ghiaccio. Di colpo mi ritrovo a tanti anni fa, quando durante il nostro primo scontro mi costrinse ad indietreggiare quel tanto da farmi scivolare sulla lastra coperta dietro ai miei piedi. Con un sorriso sul volto adotto la stessa tecnica. Afferro un po' di neve fresca e gliela tiro in pieno petto. Funziona. Il freddo lo distrae abbastanza da fargli perdere il ritmo e indietreggiare sulla lastra. Cade. Anziché tentare di alzarsi mi afferra per il kimono e, facendo leva con le gambe, mi placca alla vita e mi trascina a terra con lui. Ruzzoliamo qualche metro in mezzo alla neve fresca. Ridiamo.
Ripenso ad Aliik...notava sempre quando ridevo, con chi ridevo.
"Ti offro ora una scelta: vieni con me."
Per un lungo istante il tempo rimane sospeso: i capelli pesanti a contatto con la neve, i respiri diventano nuvole di condensa e poi la mia immagine riflessa nei suoi occhi. Nel silenzio di quell'istante trovo finalmente la mia pace.
"Si" sorrido "Questo posso farlo."

*************************************************************************

Il sole di Rishi stà ormai tramontando e inonda le montagne di rosso e arancione contro il cielo violaceo.
"Fra poco farà buio, dove hai lasciato la nave?"
"Quale nave?"
"Vuoi farmi credere di essere arrivato fin qui a piedi senza maglietta?"
Ride e mi conduce fino al picco dove scavalchiamo assieme le ultime rocce della vetta. Dall'altra parte si apre dolce una vallata che porta fino al mare. Su un grande spiazzo aperto sono attraccate la Solar Ray e il Millenium Falcon: sembrano quasi respirare di vita propria mentre il sole le inonda di lampi argentei e dorati.
Dal portellone esce 0V-47
"Vass, sono preoccupata per le scorte di birra: oltre a questa cassa ne restano altre due."
"Come due?! Ne ho promesse almeno quattro in questa mano di pazaak a Kenna."
"Doc giocati le tue di casse per la miseria! Juhno, non ne avete altra sulla Solar?"
"Certo. Novecento crediti a bottiglia."
"Cosa? Per quella cifra pretendo che Khamo me le consegni in uniforme da servitore Andariano"
"Andata."
"Questa la voglio vedere, vado a dirglielo"
"Fermo Matro. Sta dormendo, non svegliarlo dal riposino che poi diventa burbero. A quell'età..."
"Ronnie, non è così vecchio dai."
"Considerazione: in effetti lo è. Quando l'hai conosciuto metà delle sue protesi erano fuori produzione da più di trent'anni."
"Vi ho sentito, branco di irriconoscenti. K, con te facciamo i conti dopo. E per vestirmi da servitore Andariano ne voglio almeno duemila a bottiglia."
"Khamo, piantala che per cinquanta crediti venderesti tuo fratello."
"Ehh Jade... ricordo che per quella cifra tentò di venderlo al Maestro Olobai...ma parliamo di almeno quarant'anni fa."
"Devo correggerti Maestro Qael: erano trentacinque crediti. E un buono per un giro sulla sua nave."
"Ma dov'ero io quando facevate tutto questo?!"
"Che vuoi che ti dica Xain: parlavi con Jenni...o con Corazòn!"
"Comunque avevo ragione a dire che è vecchio. Ma com'è finita la trattativa?"
"Questo ve lo racconto io dopo che riporterete le vostre vecchie chiappe sulle navi."
"Eddai Link, non fare la guastafeste."
"Il Randez-vous è fra tre ore. Muovetevi o venite a piedi."

Lee salta giù dalla roccia, poi si volta e, sorridendo, mi tende la mano.
"Bentornata a casa Aleca."

Rishi. Tanto tempo fa, in una Galassia lontana lontana.
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Re: FINALE DI CAMPAGNA - Aleca Gimil

Messaggioda Xandil » gio mar 01, 2018 11:02 am

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