FINALE DI CAMPAGNA - Jaqline Vraal

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FINALE DI CAMPAGNA - Jaqline Vraal

Messaggioda Xandil » ven mar 02, 2018 10:11 am

Il ponte della nave era tirato a lucido. Il rigoroso stile imperiale traspariva dalla nota e rassicurante geometria degli spazi. Due ampie aperture lasciano entrare lo spazio infinito e al centro una lucida parete nera come la canna di un fucile blaster fa mostra di sé e delle sottili incisioni bianche. I nomi si susseguono come finissimi ricami. Le bare sono schierate dinnanzi al portellone: freddi gusci vuoti adornati con le insegne militari.

"Jaqline.."
"Si padre?"
"Non chiamarmi così. Mai. A meno che tu non voglia restare per sempre null'altro che una bambina rinchiusa dentro una teca di vetro".
E in effetti è così che mi sono sempre sentita. Ho vissuto su Byss tutta la mia infanzia, eppure non conosco altro se non i corridoi e le stanze dedicate a me e a mia madre. Non che mi fosse pesato poi tanto. Ottimo cibo, ottimi educatori....tutto sempre così pulito, efficiente, chiaro. Unica nota di colore i lunghi mantelli delle guardie cremisi, perennemente schierate dinnanzi ad ogni porta della mia memoria.
Credo sia per loro che ho chiesto all'Imperatore di lasciarmi andare e di prendere il rosso. Non sarei mai potuta diventare un suo successore, non ho la stoffa della politica. Tuttavia credo fermamente nei valori con cui mi ha cresciuta, in quelli che rappresenta e porta avanti con una dedizione e uno spirito di sacrificio che difficilmente puoi trovare in altri uomini nella Galassia.
"Approvo la tua scelta, rendimene orgoglioso"
L'addestramento, i voti e 3 anni di fermo presso il Baluardo: cominciamo con un incarico semplice.

La Galassia ha una sua strana ironia.
Mentre il ponte lentamente si riempie mi soffermo davanti alla lunga lista dei nomi. La scorro fino a incontrare quelli di Grigorius Ha'Niff e di Akira Ishii.

La prima volta che li vidi erano già morti. Spettri legati al gesto di follia di un vile traditore: loro hanno salvato l'imperatore, sono morti per questo e me li ritrovo davanti a farmi rapporto, cercando in me la speranza di un ritorno al tempio. Mi chiamavano maestra, ed io mi sentivo così piccola dinnanzi a tutto ciò che avevano passato per salvare la vita a mio padre e difendere i valori in cui credevano.

Distolgo lo sguardo. Gli ufficiali sono schierati e comincia l'omelia funeraria. Conosco ormai bene quelle parole. Parole di onore, di tenacia, di virtù. Parole di valori e di fede. Parole che ricacciano indietro le lacrime per la perdita e tirano fuori il senso del dovere, della forza e dell'integrità.
Resto in piedi sull'attenti, anche se il mio sguardo indugia per un istante a guardare i miei compagni, Aenur e i fratelli Tann.

Ci eravamo salutati, ero certa che non lo avrei più rivisto. Ne era certa anche lei. Quando vedemmo il chiss entrare dalla pesante porta metallica entrambe perdemmo un battito. Nuri corse ad abbracciarlo con le lacrime agli occhi. Mi viene incontro quasi in imbarazzo: ci eravamo salutati convinti che non ci saremmo più rivisti. Gli leggo negli occhi il peso dell'essere vivo, quello che provi quando vedi i tuoi compagni morire. Il suo ruolo, la loro fermezza, il beneplacito del Gran Moff Troiballan...non è una persona che ama sentire dei no. Mi racconta brevemente le sorti del Cadetto Dann, come il dubbio in un attimo diventa verità, poi vendetta, pentimento e l'esecuzione resta quasi un atto di pietà. Noi cavalieri siamo sempre pronti alla nostra morte, al nostro sacrificio, alla nostra dedizione. Nessuno però ci ha mai addestrato alla colpa e al dolore che si prova quando sei colui che rimane. Devo tenerlo a mente per le prossime reclute.

La cerimonia sta per giungere al termine e Beatrix, nominata custode in attesa che qualcuno prenda il posto di Gran Maestro, mi invita a prendere la parola per il memoriale. Per un solo istante, quando mi pongo davanti ad una così vasta platea che sull'attenti attende le mie parole, quella bambina nella teca vorrebbe nascondersi e fuggire. Guardo Nuri e Keld'alon, guardo Aenur ormai vestito anch'egli di rosso e sento finalmente quella teca rompersi in mille pezzi.

"Non posso dire di conoscere Roth Kuna, né Alariel. Non posso raccontare aneddoti sulla loro infanzia, né dire quale cibo o colore preferissero. Non conosco i loro primi amori, né tanto meno a chi fossero rivolti i loro ultimi pensieri. Tuttavia ho avuto l'onore di conoscere ed essere mentore di due cavalieri e in quanto tali so perfettamente quale fosse il colore che hanno scelto. So quali sono i valori e gli ideali che li hanno portati a compiere la scelta per cui siamo qui oggi a commemorarli. Sono gli stessi valori cui siamo legati tutti noi, gli stessi che onoriamo e difendiamo ogni giorno della nostra vita indossando i simboli dell'Impero. Non si tratta di litanie, di qualche formula imparata a memoria: sono ideali che permeano i nostri tessuti e sostengono le nostre anime. E non esiste Sith abbastanza potente, usurpatore abbastanza grande da poterci strappare la luce. La luce dell'ordine, della giustizia, della verità. La luce entro cui tutti noi camminiamo, che ci scalda e ci guida anche quando la situazione sembra disperata. La luce che loro, Roth, Alariel e sono convinta anche il soldato Rhaggo Thrall, hanno seguito per portare a termine il loro compito: perché è qualcosa che va oltre noi stessi, oltre gli aneddoti della nostra vita o il nostro cibo preferito. E' ciò che ci unisce e ci porta al di là dell'essere un individuo, diventando cittadino, soldato, ufficiale, cavaliere. Non piangiamo oggi i nostri caduti, ma onoriamoli giorno per giorno lottando per i loro stessi ideali, le loro stesse virtù, la loro stessa luce. GLORIA ALL'IMPERO!!!"
"E AL SUO IMPERATORE!!!!"

Tanto tempo fa in una Galassia lontana lontana...
"Io sono tua madre!"
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