Momento Sbagliato

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Momento Sbagliato

Messaggioda Quienar » dom dic 18, 2016 3:33 pm

Qualcuno potrebbe dire che non è il momento giusto per fare un viaggio di questo tipo…ma io devo sapere…e devo concludere un percorso…e l’unica persona che mi possa consentire di chiudere questo capitolo della mia vita per aprirne un altro è mio padre.
Ma la domanda è: dove ca**o è finito mio padre?
Su --- non c’è e oggi sto viaggiando su uno speeder sgangherato su un altro pianeta dello stesso sistema, sperando di percepire la sua presenza, di trovarlo seduto da qualche parte a meditare.
Ho già rastrellato quattro pianeti nelle ultime settimane e comincio a perdere la pazienza…
Che questo viaggio sia una prova a cui mi sta sottoponendo?

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Morte…distruzione…un mondo inghiottito dall’abisso più nero…
Freddo…paura…collera…vendetta…
Le urla di persone a me care si mescolano alle mie urla mentre esco bruscamente dallo stato di meditazione in cui ero entrato per espandere le mie sensazioni.
Sta succedendo qualcosa di terribile nella galassia…decine e decine di persone connesse attivamente alla Forza stanno morendo…e i miei amici sono nei guai!
Non posso più continuare a giocare a rimpiattino con mio padre, è il momento di agire!
Prendo le mie cose, salto sullo speeder e mi dirigo a tutta velocità allo spazioporto, mentre dentro di me il senso di angoscia continua ad aumentare.

Il viaggio verso lo spazioporto è lungo ed insidioso in mezzo ai boschi, ma dopo circa sei ore riesco a raggiungerlo e chiedere i permessi per partire, giusto in tempo per ascoltare le prime voci di un attacco dell’Impero Sith ai danni del Tempio Jedi di Ossus.
“Merdamerdamerdamerdamerdamerda…che tempismo di merda, Theodore!” mi dico imprecando sottovoce “Non era il fo**uto momento per andare a sistemare queste cose!”
Parto con la navetta alla massima velocità iniziando a tempestare le frequenze solitamente utilizzate dalla squadra per le comunicazioni…nulla.
Finalmente, poco prima di entrare nell’iperspazio, ricevo un segnale di ritorno da Icari.
“Icari! Sei su Ossus con la squadra?”
“No, sono stato dirottato su un’altra missione!”
“Hai sentito le notizie?”
“Sì, è da ore che cerco di contattarli ma non c’è verso di riuscirci”
“Io sto tracciando la rotta per Ossus, ti chiamo al mio arrivo”
“Ricevuto, io non posso raggiungervi a breve”
“OK, chiudo”
Chiudo la comunicazione ed entro nell’iperspazio.
Mai come questa volta l’ansia di raggiungere la destinazione mi rende così angusto lo spazio di pilotaggio…ma non posso fare nulla
Controllo il coundown dell’iperguida della nave: 46 ore, 12 minuti, 23 secondi per arrivare ad Ossus…Sarà una lunga attesa…

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Esco dall’iperspazio e subito un’ondata di gelo e male mi provoca un tremolio diffuso in tutto il corpo.
Rimango inebetito a guardare il pianeta di Ossus ormai oscurato da un’ombra spettrale e totalmente innaturale: un’autentica bolla di male: dove prima vi erano boschi e praterie verdeggianti, ora vi erano solo brulle e buie steppe senza vita.
Il male aveva inghiottito il pianeta.
“Navetta SS201, qui incrociatore Righteous della Nuova Repubblica, identificarsi prego”
La comunicazione radio mi distoglie dal mio stato confusionale.
“Sergente Maggiore Nyquist della Nuova Repubblica”
“Richiesta codice di riconoscimento”
Inserisco il codice nel sistema di trasmissione.
“Codice ricevuto e confermato. Benvenuto, Sergente Maggiore Nyquist”
“La squadra speciale è rientrata?”
“Affermativo signore”
“Richiedo permesso di attracco”
“Attracco accordato, signore. Hangar 27”
“Ricevuto, grazie”
Dopo una manciata di secondi sento attivarsi di nuovo il comunicatore.
“Nyquist”
“Capitano Valen”
“Devo parlarti…”

Il silenzio è pesante e palpabile mentre rigiro tra le dita metalliche i cartellini di riconoscimento di chi ormai non c’è più.
Rimango seduto davanti alla vetrata da cui si può vedere Ossus e lo spazio intorno…
Avevo già perso degli uomini in passato, ma stavolta era diverso…questa volta avevo perso persone con cui avevo un legame ben più profondo…un legame che lascia un vuoto dentro.
Sento dei passi alle mie spalle ed istintivamente espando le sensazioni: è Icari.
“Theodore”
“Icari” gli rispondo girando sulla sedia.
Mi guarda in silenzio e poi guarda le bottiglie di whiskey corelliano vuote sul tavolo.
“Sempre a bere roba di merda” dice cercando di rompere il ghiaccio.
“Bisogna accontentarsi di quel che c’è”
Mi guarda soppesando le parole.
“Questi momenti non sono mai facili” tentando di iniziare un discorso di conforto.
“No, non lo sono mai…vorrei raccontare a me stesso le storielle che racconto di solito ai giovani utenti di Forza” giro nuovamente la sedia verso la vetrata “Che le persone non muoiono e si riuniscono alla Forza…il che è vero…ma il vuoto che ti lasciano dentro…quello lo senti…e sempre lo sentirai”
“Perché sei umano…ed è per quello che la tua squadra funziona”
“Quello che ne rimane…” gli rispondo voltandomi verso di lui “Sarei dovuto essere con loro…”
“Sì… ma la domanda che dovresti farti non è ‘perchè non ero là?’ ma è ‘ne è valsa la pena non esserci?’” noto nei suoi occhi uno sguardo determinato misto a compassionevole.
“Volevo completare il mio addestramento…volevo essere più pronto e più forte per essere più utile alla mia squadra…è un addestramento che non posso fare nelle accademie militari”
“Forse saresti stato più utile alla squadra stando semplicemente al suo interno”
“Già…” dico mestamente riguardando i tesserini.
“Ma ora dovresti onorare il loro ricordo e non lasciare che diventi un fardello per il futuro. Se lasci che il passato ti schiacci in questo modo non andrai da nessuna parte”
“E che cosa dovrei fare?”
Si avvicina a me mi prende con entrambe le mani per il bavero e mi fa alzare a forza.
“Adesso vieni di sotto con noi a parlare del contrattacco per prendere a calci in culo quei Sith!” con un tono che non ammette repliche.
“Oppure puoi rimanere qua a vegetare come hai fatto negli ultimi due giorni da quando sei arrivato!” lasciandomi ricedere sulla sedia “La scelta è tua”
Riguardo un ultima volta i tesserini.
“Hai ragione…” gli rispondo ritornando a sorridere.
Xain Donobar - Il padawan cuoco di Nar Shaddaa
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